| CAPITOLO I DUE UOMINI IN UN ASCENSORE | |
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È una calma serata d’estate. Il cielo è stellato, la luna piena sembra più allegra e rotonda del solito. Nella città regnano la pace e la tranquillità. Ad un tratto il suono metallico di un campanello d’allarme squarcia il silenzio che c’è intorno. - Dopo l’allarme è uscito qualcuno? - chiedono i poliziotti arrivati come fulmini a ciel sereno. - No! - risponde con tono sicuro il commesso di un noto istituto di credito cittadino. Si sente “eccì, eccì”. - Sei proprio stupido! Quello starnuto, te lo potevi ingoiare e anche digerire così non facevi alcun danno! Poi, in fondo al corridoio, ad un tonfo sonoro segue un tintinnio e in mezzo a briciole di vetro, due uomini ruzzolano, annaspano, si alzano, ricadono e poi di nuovo in piedi e ripartono con il bottino sotto le pance. Sono Polpetta e Porchetta, amici e nemici fin dalla nascita, uniti nella lotta per la fame, hanno rapinato la banca e nella corsa sfrenata verso l’uscita sfondano una vetrata. Poi, continuando la loro corsa, imbucano la porta dell’ascensore dove pensano di essere al sicuro. Iniziano ad andare su e giù, poi uno di loro due clicca il pulsante e l’ascensore si blocca: - Imbecille! - grida Polpetta. - Imbecille ci sarai tu che hai avuto l’idea di entrare qua dentro! - È l’unico modo per salvare la vita! - Che cosa ce ne facciamo della vita se non riusciamo a portarla fuori dall’ascensore? - È sempre meglio di niente. In ogni modo era meglio morire in carcere! - Per me è lo stesso, non ho la preferenza sulla morte! - Ti sbagli! Altro è morire in un carcere su un materasso e altro è morire soffocato in un ascensore o con la sars!
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