| CAPITOLO XI IL GRANDE TRIONFO | |
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I tre protagonisti, sballottati nella loro “bottimousine”, si chiedono quando e dove si sarebbero fermati e soprattutto come si sarebbero fermati. Le loro teste girano come trottole in moto continuo e il mal di testa si fa sentire più che mai. A interrompere la loro discussione è il fermarsi improvviso della botte. I tre ne approfittano sgattaiolando via come topi dalla “cuccia” di un gatto e, riconquistata la vista che avevano perso per la continua rotazione del veicolo, si guardano intorno e vedono uno scenario agghiacciante. Non c’è una cosa intatta: case distrutte, strade cancellate dalle macerie e da cumuli di detriti umani dispersi in ogni angolo. Si sentono i pianti, le urla, i lamenti, le invocazioni dei superstiti che cercano, invano, i loro cari. - Facciamo qualcosa per aiutare questa povera gente? – suggerisce Spaghetto - Ma sei matto? Ci può venire il colera! - Ma come fanno a contagiarci se sono quasi tutti morti? - Ci contagiano eccome…. - Allora diamoci da fare altrimenti anche i superstiti moriranno!
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I tre amici, davanti a questa catastrofe umana, rimangono immobili, non sentono più né fame, né mal di testa e né si preoccupano più di fuggire per non andare in carcere. Provano una sensazione che non riescono a definire: si ritengono fortunati, ma avvertono un senso di colpa; e nello stesso istante nella loro mente passa un’idea: aiutare in qualche modo le persone rimaste vive in quella tempesta d’acqua. - Come facciamo ad aiutarli? - Mi si è accesa una lampadina! – dice Spaghetto dopo aver spremuto le meningi – Vedete quella barca laggiù, nella spiaggia della morte? I tre si avvicinano a quel relitto risparmiato dallo Tsunami, salgono su e salpano l’Oceano, pronti per pescare tonnellate di pesce che serviranno per sfamare tutti gli sfortunati. Aiuto dopo aiuto e giorno dopo giorno ricostruiscono una città grazie anche a quel maloppo che Spaghetto aveva sempre ben custodito nella sua pancia. Dopo alcuni mesi
i tre eroi si ritrovano sulla piazza del paese a essere acclamati dalla folla. A ricordo delle loro opere di solidarietà la popolazione fa innalzare una statua con questa incisione: “ONORE E GLORIA AGLI UOMINI CHE HANNO SALVATO LA NOSTRA TERRA”.
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